Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD

La nuova proposta di Direttiva a livello Europeo sul Reporting di Sostenibilità, dello scorso Aprile 2021, rappresenta un’importante formalizzazione e affermazione dell’imprescindibilità delle tematiche legate agli aspetti non finanziari e di sostenibilità alle quali le imprese dovranno far fronte negli anni a venire.

La nuova direttiva sul reporting di sostenibilità assume una valenza non solo strettamente normativa ma anche e soprattutto di indirizzo per lo sviluppo economico delle aziende a livello nazionale, comunitario e di conseguenza anche internazionale. Il tema della sostenibilità infatti è un punto cardine per la ricezione dei fondi europei destinati allo sviluppo delle imprese, assieme alla ormai molto nota digitalizzazione (si veda anche il PNRR del Governohttps://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf).

Quando si parla di sostenibilità ovviamente si parla di fattori ESG (Environmental, Social, Governance) ma anche di fattori intagibili, come il capitale umano, le relazioni, l’immagine aziendale, il benessere ecc.). Tutti questi fattori, adeguatamente analizzati nel reporting, serviranno da strumento per gli stakeholder per valutare il livello di sostenibilità delle organizzazioni e di conseguenza anche la loro capacità di poter reperire più o meno facilmente risorse sui mercati finanziari.

Chi sarà obbligato e come cambierà rispetto all’attuale normativa?

  • Tutte le imprese di grandi dimensioni, indipendentemente dal fatto che siano quotate o meno, con più di 250 dipendenti (rispetto alla precedente versione della normativa decade quindi la soglia minima di 500 dipendenti, mentre restano valide quelle di fatturato superiore a €50 milioni e di bilancio superiore a €43 milioni);
  • Tutte le PMI quotate sui mercati europei a eccezione delle micro-imprese, cioè quelle con meno di 10 dipendenti e con fatturato o bilancio inferiore a €2 milioni.

Secondo le stime diffuse dalla Commissione Europea, la nuova direttiva permetterà di ampliare il perimetro di applicazione della normativa passando da 11.000 a 49.000 imprese.

Standard per il reporting di sostenibilità

I dati dovranno essere riportati sulla base di standard comuni di reporting, che saranno sviluppati dall’European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) sulla base delle raccomandazioni tecniche pubblicate a marzo del 2021 al termine di uno studio di fattibilità richiesto dalla Commissione. Gli standard dovrebbero essere adottati dalla Commissione UE con due atti delegati: un primo di carattere generale entro il 31 ottobre del 2022, un secondo con indicazioni specifiche per singoli settori economici entro il 31 ottobre del 2023.

Gli standard verranno sottoposti a revisione ogni tre anni per poter integrare efficacemente le evoluzioni del mercato.

Requisiti per le PMI

Verranno introdotti standard di reporting dedicati alle esigenze e alle capacità specifiche delle PMI quotate, che entreranno in vigore tre anni dopo rispetto a quelli delle imprese di grandi dimensioni.  Le PMI che restano fuori dal perimetro di applicazione della CSRD potranno decidere di utilizzare questi principi su base volontaria, per esempio per fornire informazioni di sostenibilità alle banche o per farle circolare all’interno delle catene di fornitura.

Doppia materialità e altre informazioni

I requisiti di reporting saranno sviluppati secondo il principio della doppia materialità: in altre parole, alle imprese sarà richiesto di divulgare informazioni sia sui rischi ambientali e sociali a cui sono esposte, sia sugli impatti provocati dalle attività aziendali sui fattori di sostenibilità.

Rispetto alla precedente versione della direttiva, i requisiti della CSRD richiedono informazioni più approfondite sulla strategia e sugli obiettivi delle aziende, sul ruolo del board e del management, e sui cosiddetti “intangible asset”, per esempio il capitale sociale, umano e intellettuale. Le imprese dovranno spiegare anche come sono state selezionate queste informazioni. Inoltre, dovranno fornire dati e informazioni su aspetti inerenti le proprie catene mondiali di approvvigionamento e chiarirne gli impatti sulla sostenibilità. I dati divulgati dovranno essere di tipo quantitativo e qualitativo, storici e prospettici (backward- e forward-looking) e, a seconda delle necessità, dovranno coprire breve, lungo e medio periodo.

Coerenza con gli standard internazionali

Gli standard di reporting dell’UE saranno compatibili con i sistemi già ampiamente diffusi a livello internazionale, come TCFD, GRI, SASB, IIRC, CDSB e CDP. Inoltre, dovranno contribuire all’iniziativa avviata dall’International Financial Reporting Standard (IFRS) per l’introduzione di principi comuni a livello globale.

Limited assurance

Le informazioni divulgate nell’ambito della CSRD dovranno essere soggette a audit (cioè a revisione da parte di un ente esterno accreditato dalle autorità nazionali) secondo il metodo della cosiddetta “limited assurance”: questa scelta è stata determinata dalla volontà di non imporre oneri eccessivi alle imprese e dalla constatazione che al momento non è possibile effettuare un processo di audit più approfondito a causa della mancanza di standard di assurance sulla sostenibilità. In futuro la Commissione UE potrà introdurre questi standard: solo a quel punto sarà possibile approfondire i requisiti di controllo e passare – eventualmente – a una “reasonable assurance”, una metodologia più approfondita e complessa.

Cosa succederà nei prossimi mesi

Il testo della direttiva sarà soggetto ai negoziati tra Parlamento e Consiglio dell’UE, che condividono il potere legislativo con la Commissione. Se si giungerà a un accordo entro la metà del 2022, la direttiva sarà adottata a partire dal 2023, quindi le imprese saranno tenute a divulgare le informazioni di sostenibilità a partire da gennaio del 2024, sui dati relativi al 2023. Le PMI, invece, potranno iniziare a rendicontare tre anni più tardi, quindi in questo caso dal 2027 su dati del 2026.

Mentre si svolgeranno i negoziati tra le tre istituzioni (il cosiddetto “trilogo”), l’EFRAG svilupperà gli standard comuni di reporting, che dovranno essere inviati alla Commissione entro metà del 2022.

Fonti: https://www.borsaitaliana.it/